B(b); B(m); B(w) a cura di Claudio Musso

MARCO STRAPPATO

"Il linguaggio struttura la visione imponendo logiche preordinate. Il progetto B(b); B(m); B(w) si propone come un laboratorio aperto di analisi linguistica, uno spazio progettuale di critica del codice. Il percorso attraversa tre momenti che sono, allo stesso tempo, distinti e complementari. B(b) (2010) è uno schema puntiforme che si staglia sulla parete rivelandosi visibile al vedente, che altrimenti sarebbe privato di tale possibilità. B(w) (2008/2010) al contrario trasla le lettere dell’alfabeto rendendole una presenza materica e sensibile. Una scritta a caratteri cubitali (“BLIND”) campeggia sulla parete, letteralmente composta di singoli punti aggettanti, ostentando un’apparenza plastica e mantenendo un’ambigua condizione mimetica. In B(m) (2009), Marco Strappato si appropria delle immagini del documentario Blind Child (1964) di Johan van der Keuken e, attraverso un delicato lavoro di editing, le trasforma in una riflessione sul vedere e sul visibile. Focalizzare l’attenzione su un limite: il film reso muto che amplifica la forza dei suoi fotogrammi. Il paradosso è servito: un video che riprende dei non vedenti. E l’elemento che più di tutti si rivela straniante è la sicurezza inspiegabile con la quale i protagonisti affrontano lo scatto forsennato. L’azione praticata è, a tutti gli effetti, un sabotaggio estetico atto a tradurre la verosimile realtà documentaristica in una metafora della condizione umana." [estratto dal testo critico di Claudio Musso] 

Marco Strappato vive e lavora a Londra

PLACENTIA ARTE -
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