E. CANNONE - A. PELLICOLI - A. COPPOLA - G. AGRESTI 

FILIPPO BERTA

Quattro schermi di vetro trasparente separano i corpi di due uomini e due donne dal pubblico, come se fossero in un acquario, esposti allo sguardo. Non vi è altro sulla scena. Il titolo della mostra è formato dai loro nomi. Sappiamo che indicano corpi diversi e differenziati per età, genere, carattere. Ma il nome è destinato a rimanere una cifra vuota, un codice senza riferimento, perché i performer compiono un’unica e solitaria azione, anche faticosa e insistente, forse aggressiva, destinata ad annullare, a cancellare, a sottrarre alla vista ciò che più di ogni altra cosa incarna l’unicità di una persona, il volto. È un’azione ritmica. Probabilmente qualcuno la porta avanti con forza, altri con lentezza. Tutti, sicuramente, con una certa fatica. È un gesto semplice, anche quotidiano, che capita forse talvolta di fare per gioco o per scherzo, ma che diventa un atto di negazione. L’azione è basata sul respiro.Eliseo Cannone Alessandro Pelicioli Anna Coppola Greta Agresti è una riflessione sul ritratto. Al di là del vetro che separa ogni persona nel suo spazio privato, si avverte il corpo attraverso il respiro. L’affanno è dato dallo sforzo compiuto nel tentativo di mantenere costante una situazione, almeno fino allo scadere del tempo stabilito. Cinque minuti è la durata prefissata dell’azione. La situazione è carica di tensione, non solo perché ai performer è richiesto molto in termini di energia e concentrazione. C’è un moto ondulatorio tra vedere e non vedere, tra qualcosa che appare e si appanna. La performance oscilla sul filo teso tra la presenza fisica, individualizzata del corpo, e il suo azzeramento.

PLACENTIA ARTE -
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